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Liquidazioni giudiziali in Italia: i segnali d'allarme del Q2 2026 (e come prevenire le insolvenze)

Benritrovati sul blog!

Nelle scorse settimane abbiamo parlato a lungo di come gestire i ritardi nei pagamenti e degli strumenti legali, come il decreto ingiuntivo, per recuperare le fatture insolute. Oggi, però, dobbiamo affrontare lo scenario più critico per chi fa credit management: cosa succede quando i nostri clienti o partner commerciali arrivano al punto di non ritorno?

I nuovi dati rilasciati da CRIBIS sulle liquidazioni giudiziali in Italia (le procedure che hanno sostituito i vecchi fallimenti) relativi al secondo trimestre del 2026 ci offrono una fotografia molto chiara delle attuali fragilità del nostro tessuto produttivo.

Liquidazioni Giudiziali in Italia

Ecco i numeri chiave e le strategie per non farsi cogliere impreparati.

I numeri: un trimestre in calo, ma un semestre in salita

Nel periodo compreso tra aprile e giugno 2026, in Italia sono state registrate 2.645 procedure di liquidazione giudiziale. Questo dato segna un lieve e incoraggiante calo del -2,5% rispetto allo stesso trimestre dell'anno precedente (quando le procedure furono 2.712) e si mantiene ancora al di sotto dei livelli registrati nel pre-Covid, quando nel 2019 i casi furono 2.847.

Tuttavia, non è assolutamente il momento di abbassare la guardia. Come sottolinea l'Amministratore Delegato di CRIBIS, Marco Preti, se analizziamo l'intero primo semestre del 2026, le procedure totali salgono a 5.530, registrando una preoccupante crescita del 9,4% rispetto ai primi sei mesi del 2025. Questo significa che, archiviata la fase anomala in cui i sussidi e gli interventi statali straordinari avevano "congelato" il mercato, oggi le reali fragilità operative e finanziarie delle imprese stanno tornando a emergere. Ad aggravare il quadro contribuisce anche l'aumento dei concordati preventivi, che nei primi sei mesi del 2026 hanno raggiunto quota 286 (rispetto ai 222 dello stesso periodo del 2025).

La geografia del rischio: Lombardia in testa

A livello territoriale, la mappa del rischio appare fortemente polarizzata. Quasi la metà delle liquidazioni giudiziali registrate in questo trimestre (il 44,3% del totale) si concentra in sole tre regioni:

  • Lombardia: tristemente prima con 496 casi, arrivando a coprire da sola quasi un quinto (18,8%) delle procedure nazionali.

  • Lazio: al secondo posto con 423 casi (16,0%).

  • Campania: sul terzo gradino del podio con 253 casi (9,6%).

A seguire troviamo la Toscana (219 procedure), il Veneto (192), il Piemonte (180) e l'Emilia-Romagna (179). Di contro, le aree geograficamente o economicamente meno estese registrano impatti minimi: spiccano in positivo la Valle d'Aosta (un solo caso), la Basilicata (7 casi) e il Molise (10).

Commercio e Servizi: le filiere sotto scacco

Se analizziamo la tenuta dei diversi settori, emerge chiaramente come l'incertezza sulla domanda e le pressioni sui margini di profitto stiano mettendo a durissima prova alcune filiere specifiche:

  1. Il Commercio si conferma il comparto più vulnerabile ed esposto in assoluto, contando da solo 835 liquidazioni nel trimestre.

  2. I Servizi si posizionano al secondo posto con 602 casi.

  3. Seguono l'Edilizia con 550 procedure e l'Industria con 433.

L'unico raggio di sole per questi comparti deriva dal confronto con i primissimi mesi dell'anno: rispetto al primo trimestre del 2026, infatti, tutti questi settori principali hanno registrato una moderata riduzione nel numero di insolvenze.

Come difendere la cassa aziendale

Questi numeri evidenziano un fatto inconfutabile: le difficoltà nella gestione della liquidità sono reali e l'insolvenza di un cliente è un rischio concreto che rischia di propagarsi all'interno della supply chain.

Come ricorda giustamente Marco Preti, oggi le aziende non possono più affidarsi alle sole sensazioni: contare su informazioni aggiornate e sistemi di analisi dei dati affidabili è diventato un fattore chiave per sopravvivere. Monitorare attivamente e costantemente le abitudini di pagamento dei propri partner commerciali è l'unica via per individuare preventivamente i segnali di allarme e ridurre l'esposizione al rischio di crediti inesigibili.

Voi come vi state tutelando in questa delicata fase economica? Avete già implementato sistemi per il monitoraggio predittivo del rischio dei vostri clienti?

Parliamone nei commenti!

A presto, Paolo Nobili

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