Rischio di credito in Europa: le previsioni 2026 e le sfide per le imprese
- Paolo Nobili

- 2 giorni fa
- Tempo di lettura: 3 min
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Nelle scorse settimane abbiamo analizzato da vicino il mercato italiano, parlando di liquidazioni giudiziali e delle strategie delle nostre PMI per continuare a crescere all'estero. Oggi, però, dobbiamo allargare lo sguardo e capire in che direzione si sta muovendo l'intera economia europea, perché i rischi di filiera e di credito non conoscono confini.
È stato recentemente pubblicato il CRIF European Credit Outlook 2026, uno studio fondamentale che ha valutato il profilo di rischio di circa 48.000 aziende non finanziarie all'interno dell'UE-27 (con ricavi superiori a 50 milioni di euro). Il quadro che ne emerge è quello di un ambiente creditizio ancora resiliente, ma destinato a un graduale indebolimento a causa delle tensioni geopolitiche e macroeconomiche.

Ecco i dati salienti per chi gestisce crediti commerciali e supply chain a livello internazionale.
Una tenuta storica che oggi scricchiola
Nel triennio 2022-2024, la qualità del credito aziendale in Europa si è mantenuta sostanzialmente stabile: in media, il 52% delle imprese si è posizionato nella cosiddetta "Area Sicura", il 35% in un'area intermedia e il 13% nell'"Area Vulnerabile". Questa resilienza è stata possibile in gran parte grazie al forte supporto degli istituti finanziari, che hanno garantito la liquidità necessaria per assorbire shock come la pandemia e lo scoppio della guerra in Ucraina.
Oggi, tuttavia, la pressione sulla redditività è diventata evidente. Nel 2024, a fronte di una crescita dei ricavi piuttosto contenuta (+3,9%), l'EBIT medio ha registrato una flessione dell'1%. A soffrire maggiormente sono stati settori cruciali come il Manifatturiero (-5,2%) e il Commercio (-2,1%), colpiti da una concorrenza internazionale (specie asiatica) sempre più aggressiva, da una domanda debole e dai persistenti vincoli lungo la supply chain.
La mappa dei settori: chi rischia di più
A livello settoriale, le differenze nel rischio di credito sono marcate:
Costruzioni e Real Estate: Si confermano il comparto con il profilo di rischio peggiore. Nel 2024, ben il 18% di queste aziende rientrava nell'Area Vulnerabile. Questo settore è fortemente esposto a rincari dei costi, ritardi operativi ed esecuzione incerta, tutti fattori che bruciano la cassa e limitano la prevedibilità dei flussi finanziari.
Manifatturiero e Commercio: Sono considerati i settori più esposti al deterioramento futuro a causa della loro forte dipendenza dai mercati internazionali e dalla sensibilità alle pressioni inflazionistiche sui consumatori.
Agricoltura, Food & Beverage: Sorprendentemente, pur essendo soggetti a volatilità dei prezzi e shock climatici, mostrano al momento il profilo di rischio di credito più conservativo e sicuro.
Insolvenze in aumento: le previsioni per il 2026
Il dato che richiede la massima attenzione da parte dei Credit Manager riguarda i tassi di default. Il report CRIF prevede un incremento delle insolvenze pubbliche a 1 anno per le imprese europee.
Rispetto a un tasso storico dello 0,4% registrato nel 2024 e 2025, lo scenario base per il 2026 prevede un aumento allo 0,48% (con un'inflazione al 3% e PIL all'1%). Tuttavia, in uno scenario "avverso" – in caso di un'ulteriore escalation delle tensioni in Medio Oriente e di prolungati blocchi logistici nello Stretto di Hormuz – il tasso di default potrebbe sfiorare lo 0,58% già entro la fine del 2026, spingendo le banche ad applicare condizioni di credito molto più selettive per le aziende fragili. Le previsioni sul 2027 indicano un ulteriore probabile deterioramento.
Scarica il Report CRIF
In un contesto in cui il rischio geopolitico diventa la vera bussola per anticipare il rischio di credito, non possiamo più navigare a vista. Valutare accuratamente lo stato di salute dei nostri partner europei è l'unico modo per proteggere i bilanci.
Vi invito a leggere lo studio completo direttamente dal sito di CRIF per approfondire i tassi di default attesi nel vostro specifico settore:
E voi, state già notando un inasprimento delle condizioni commerciali con i vostri partner europei? Quali settori vi preoccupano di più in ottica di export o fornitura?
Parliamone nei commenti!
A presto, Paolo Nobili





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